Questo progetto nasce nel 2013 per approfondire alcune mie passioni ed interessi e sperimentare come la recente diffusione e accessibilità di tecnologie di fabbricazione digitale possano essere utilizzate per la creazione di un modello di design e microproduzionea a scala locale.

Ritengo importante che il progetto sia sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale,  per questo, oltre ad utilizzare la stampa 3d che è una tecnologia energeticamente molto efficiente, utilizzo come materiale il PLA, una plastica di mais di origine 100% organica e biodegradabile.

Sono interessato all’arte elettronica ed informatica e mi piace indagare il confine e le connessioni esistenti fra la sfera fisica e quella digitale della realtà contemporanea; per questo molti degli oggetti realizzati nascono come sperimentazione di processi hardware e software.

Se sei interessato ai miei prodotti al momento sono in vendita presso il Lofai Handmade Bar o distribuiti direttamente da me, contattami: filippo.losi(at)gmail.com

PROGETTO

Il progetto nasce da due mie passioni di lunga data: il software e l’hardware open source e più in generale la tecnologia informatica e quella ancora più storica di costruire, modificare e smontare oggetti e strumentazioni .

L’avvento e la diffusione della stampanti 3d a basso costo mi ha dato il giusto spunto per trovare un’unione di queste mie due passioni e sintetizzarle nello sviluppo di un progetto concreto.  Nel 2012 ho acquisto una stampante 3d Ultimaker e ho iniziato le prime prove e sperimentazioni.

Dal 2013 oltre a proseguire le sperimentazioni, è iniziata una piccola produzione di oggetti distribuiti direttamente nella mia realtà territoriale ad amici, conoscenti o piccole attività commerciali interessate alle mie creazioni. Alcuni oggetti sono inoltre venduti  presso il Lo Fai Handmade Bar.

Tuttavia questa attività non rappresenta per me un lavoro in senso classico e non costituisce una fonte di reddito: la vendita dei prodotti è per ora finalizzata alla copertura dei costi di produzione e al finanziamento delle sperimentazioni e dell’acquisto di nuovi materiali.

Non escludo nel futuro la possibilità di rendere economicamente sostenibile la mia attività, in  particolare sarei interessato ad approfondire la fattibilità di creazione di un modello di business di design e microproduzione distribuita a km 0. In tale modello una collezione collaborativa e condivisa di oggetti verrebbe prodotta da laboratori e fablab distribuiti sui territori per essere distribuita localmente in modo diretto o appoggiandosi a realtà commerciali aderenti al progetto.  se avete suggerimenti o esperienze in merito contattatemi.

Sono un ingegnere ambientale e il mio lavoro principale, che svolgo con interesse da alcuni anni , è quello di progettista presso la società Iren Acqua Gas. In particolare mi occupo di modellazione software, analisi, pianificazione e sviluppo di progetti principalmente nel ramo della gestione delle risorse idriche nella Provincia di Piacenza. In questo sito alcune delle attività che ho svolto

OPEN DESIGN A KM 0

Uno degli aspetti che più mi ha affascinato della stampa 3d e delle nuove tecnologie di fabbricazione digitale, è la possibilità di delocalizzare e replicare il processo produttivo rendendolo democratico e accessibile.

Fino a pochi anni fa per avviare un’attività di produzione esistevano soglie di ingresso costituite dal capitale necessario per l’acquisto di attrezzatture, strutture e software. Ora potenzialmente con l’acquisto di una stampante 3d dal costo pari a quello di un computer portatile di fascia media (circa 1’000€), o in alternativa l’accesso ad uno spazio attrezzato con questo tipo di strumenti (fab lab), chiunque potrebbe avviare una microproduzione a scala locale di progetti originali o scaricati fra quelli condivisi in rete da altri utenti.  Rispetto ad un approccio completamente artigianale, l’utilizzo di queste macchine permette una buona standardizzazione della produzione, facendo si che una lampada disegnata oggi a Piacenza possa essere prodotta praticamente identica dopo poche ore in qualsiasi altra parte del mondo.Tutto questo senza la necessità di movimentare alcun materiale e di strutturare un processo distributivo e manifatturiero di ampia scala. Saranno veramente gli atomi i nuovi bit ?

Perché tutto questo prosegua e si sviluppi è importante  favorire l’accessibilità e la diffusione di software ed attrezzature. Per questo motivo nei mie esperimenti utilizzo preferibilmente software opensource  e in ogni caso free, la stampante che utilizzo è rilasciata con licenza open source e tutti i miei oggetti saranno rilasciati con licenza creative commons by-nc-nd rendendo dunque possibile per eventuali interessati l’utilizzo per fini non commerciali.

Trovo questi scenari estremamente affascinanti, ed è uno dei motivi principali che mi ha portato a iniziare questo progetto e sperimentare personalmente quale possano esserne i limiti e le reali possibilità di sviluppo.

PROCESSO CREATIVO

Sono interessata all'arte elettronica ed informatica e mi piace indagare il confine e le connessioni esistenti fra la sfera fisica e quella digitale della realtà contemporanea.  Ispirati a questa indagine sono nati diversi dei progetti che ho realizzato.

In particolare, con un processo inverso a quello normalmente utilizzato per creare rappresentazioni realistiche a progetti virtuali applicando texture per aggiungere dettaglio e matericità, ho cercato di applicare delle texture digitali ed astratte ad oggetti fisici, per sottrarne materialità e riportarne alla luce l’origine digitale.

Per raggiungere questo scopo utilizzo spesso nella costruzione delle forme, programmi e algoritmi informatici che in modo più o meno controllato inseriscano alterazioni ed  intervengano nella creazione della forma finale dell’oggetto.

SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE

Nelle mie produzioni cerco di mantenere l’intero processo il più sostenibile possibile.

Il processo di stampa 3d risulta per sua natura particolarmente efficiente dal punto di vista energetico,  il consumo della macchina è estremamente ridotto (massimo 200 w) e il materiale di scarto quasi assente.

Ho deciso di utilizzare esclusivamente come materia prima il PLA, una plastica di mais di origine 100% organica e biodegradabile. Non utilizzo incollature e tutti gli oggetti sono facilmente dissassemblabili in modo da poter separare le componenti elettriche, eventualmente riutilizzabili, da quelle plastiche, smaltibili in compostiera o come rifiuto organico\umido.

Tutte le lampade montano lampadine LED o a risparmio energetico, ad esclusione di Rescue che vuole essere una celebrazione al fascino delle antiche lampadine a filamento di carbone. Il cavo tessile utilizzato è di origine italiana.

A breve mi piacerebbe avviare un microprocesso per il recupero diretto della bioplastica dei miei oggetti e il suo riutilizzo, in modo da potermi occupare direttamente e in modo efficiente anche dello smaltimento dei miei prodotti.

In un step successivo sarei interessato ad approfondire la possibilità di produzione diretta del PLA partendo direttamente dalla materia prima, il mais, coltivato nel mio territorio.

LABORATORIO

Il mio laboratorio è situato nel centro storico di Piacenza, in via San Marco 27, dove condivido lo spazio creativo e di lavoro con gli amici e colleghi architetti Chiara Locardi e Chiara Borghini, Marco Civardi, Maddalena Barabaschi, Cecilia Losi e la grafica e creativa Giulia Ripa.

Le mie produzioni sono in vendita presso il Lo Fai Handmade Bar in Via del Cavalletto 4. Si tratta di un luogo avviato nell’aprile 2013 che unisce design, musica, produzioni artigianali, cucina vegan e prodotti a km 0.  Lo spazio vendita è gestito con alcuni amici ed auto produttori di Piacenza: Novella-Nivule, Tania-Pesci RossiCamilla, Elena-Dejanas, Giulia-Papiki